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  Recensioni

MACBETH

In un'atmosfera lugubre, tetra e sanguinaria, terribilmente magica, esaltata da una scena scarna (che ricorda il camerino di un attore e non a caso i due protagonisti, attori di una farsa crudele della vita, si preparano davanti allo specchio prima di uccidere), a piani sovrapposti, in cui spiccano le brillanti scelte relative al gioco delle luci (Pietro Sperduti) e al geniale simbolismo dei costumi (Andrea Viotti), si sviluppa l'esistenza tragica di Macbeth, che Lavia trasforma in una storia attuale, ambientata durante una dittatura opprimente, identificabile in quella nazista.
Danile Sorvillo

...uno spettacolo figurativamente superlativo la beatitudine visiva ottenuta con una ridda di preziose citazioni pittoriche (da Fussli a Balthus, da Everett Millais a Bacon);
Rita Sala - Il Messaggero di Roma - 18 aprile


La Bisbetica Domata

Frame dall'eccezionale impatto sono le luci, a opera di Pietro Sperduti: accompagnano gli attori in ogni angolo, in ogni risata, in ogni silenzio; accendono e spengono le emozioni di chi sta in sala, al buio, come se fosse parte del palco.
Fabienne Agliardi


Giovanna d'Arco

... gioco luci di Pietro Sperduti, in un perfetto equilibrio che da efficacia scenica all’insieme.
Marcella Siano


Il Sogno del Principe di Salina: L'ultimo Gattopardo

Lo spettacolo ha un apparato scenotecnico notevolissimo e splendido. Impressionante e suggestiva la scenografia di Carmelo Giammello, che ricostruisce l’interno di una casa non necessariamente legata a una precisa connotazione geografica, mentre la dimensione temporale è spezzata da linee sghembe ed elementi più vicini all’oggi. Scena bellissima, una delle creazioni migliori di Giammello. Contribuiscono all’ottimo risultato i costumi di Andrea Viotti, dalle stoffe preziose e dai dettagli curatissimi (diversi momenti sembrano essere presi da immagini dei macchiaioli, Silvestro Lega soprattutto, senza tuttavia dare l’idea della citazione) e le luci perfette, dorate, autunnali di Pietro Sperduti.
Francesco Rapaccioni


La sensazione infine che se ne ricava è d’avere assistito ad uno spettacolo supponente, privo della famosa scena del ballo, con le musiche di Paolo Cillerai che non sono certamente quelle di Nino Rota, così dicasi per le luci di Pietro Sperduti che lasciava in ombra spesso i protagonisti, alcuni dei quali non si facevano udire dal pubblico che li ha più volte richiamati con sonori "voce, voce".
Gigi Giacobbe - Il Giornale di Sicilia - 20 agosto 2006


Chi ha Paura di Virginia Woolf?

Opera congiunta di Carmelo Giammello, che ha ammassato sul palco gli oggetti più disparati, e di Pietro Sperduti, le cui luci alimentano l’atmosfera espressionista - diventa paradigma di una sempre più irrazionale fruizone consumistica.
Daria Dibitonto

Le luci ci sono al neon, stile Broadway, coloratissime, bar, ristoranti, teatri, ma sono oltre la gabbia che chiude il palcoscenico. Tutto sotto riflettori sgangherati ed inclinati, solo luce artificiale, sotto stretta sorveglianza.
Una scenografia (Carmelo Giammello) geniale ed entusiasmante, abbinata a costumi (Andrea Viotti) e luci (Pietro Sperduti) altrettanto entusiasmanti.
Francesco Rapaccioni



Lavia, da regista, ha scelto di puntare molto sulla metateatralità del testo di Albee (a cui dà un forte apporto il lavoro sulle luci di Pietro Sperduti).
Laura Santini


Misura per Misura

Molto suggestiva ed altamente inquietante la regia di Gabriele Lavia, piuttosto cupe e angosciose le scene di Carmelo Giammello. Le scene di Carmelo Giammello, i costumi di Andrea Viotti, le musiche di Andrea Nicolini, le coreografie di Luca Tommasini e le luci di Pietro Sperduti hanno concorso a creare un'atmosfera quanto mai fosca e tenebrosa, quasi metafora perenne di ogni potere che affonda sempre e comunque le proprie radici nell'ingiustizia e nel sangue di coloro che governa.
Giovanni Pasqualino


L'Avaro

Abbiamo intervistato Pietro Sperduti, lighting designer dell’allestimento, che ringraziamo per la sua disponibilità.

La tua esperienza nell’impiego dei proiettori a testa mobile in teatro; una scelta che qualche anno fa sarebbe stata considerata poco ortodossa.
Sono sempre stato interessato all’evoluzione della tecnologia nel campo dell’illuminazione teatrale; ho cominciato tre anni fa ad usare gli scanners, poi sono passato alle teste mobili, e non ho mai smesso di sperimentare nuove soluzioni.
Nell’Avaro di Molière con la regia di Gabriele Lavia, utilizzo 12 Giotto Spot 400; l’illuminazione di questo spettacolo (e degli spettacoli precedenti) non si basa solo sulle teste mobili, ma sull’integrazione tra proiettori tradizionali e i motorizzati.
In questo contesto, i Giotto hanno un ruolo importante nella creazione di effetti particolari, per rafforzare i proiettori teatrali, o per creare delle nette differenze rispetto all’illuminazione più "classica".
Questo è possibile grazie alla versatilità delle teste mobili (filtri di conversione, frost - che uso piuttosto spesso - ecc.); la motorizzazione della testa aggiunge l’ulteriore vantaggio di controllare il puntamento dei proiettori dalla console. Ovviamente ne faccio un uso "teatrale", con movimenti minimi da scena a scena, solo quando serve.
Molto interessante, con i motorizzati, è la possibilità di provare un’ampia gamma di colori direttamente dalla console, senza usare le classiche gelatine.
Utilizzo alcuni colori in particolare, tra quelli di serie sul Giotto, come l’ambra e il celeste; il prossimo passo sarà provare il GIOTTO Wash 400, con la generazione CMY, per un controllo ancora più completo sul colore.

Gabriele Lavia ci ha abituato a riletture molto personali dei grandi testi, con tinte spesso drammatiche e fosche, sia nella recitazione che nell’allestimento scenografico. Quele è il suo rapporto con le nuove tecnologie che utilizzi?
Non ho avuto alcun problema all’introduzione delle teste mobili nelle pieces dirette da lui.
Lavia è per natura molto disponibile all’innovazione, anche in campo tecnologico. L’unica condizione posta era la totale silenziosità dei proiettori, e i Giotto l’hanno completamente soddisfatto.
Il mio disegno luci negli allestimenti teatrali di Lavia è in una naturale sintonia con la sua interpretazione di un testo e con la sua personalissima visione della rappresentazione teatrale; lavoro da 18 anni con Lavia e si è stabilito un rapporto di collaborazione tale da permettermi di dare la giusta "caratterizzazione" luminosa alla sua regia, in termini di luce, colore e dimensionalità delle scene.
Il mio, comunque, è un lavoro in continua evoluzione, la cui impostazione può variare anche da serata a serata, partendo da discussioni informali con Lavia sulle varie scene.
SGM


La Storia Immortale

Le scene di Paolo Tommasi, autore anche dei costumi semplici ma efficaci (come la giacchetta corta che esprime la condizione servile di Elishama), sono naturalmente dominate da grandi specchi mentre al centro vi troneggia un letto, il letto da moribondo di Clay che diviene l'isola in cui, per una sola notte, trovano rifugio Powl e Virginie. Perfette le musiche di Andrea Nicolini, con l'insistenza del carillon, mentre le luci di Pietro Sperduti gravide di ombre rimandano ancora alla fotografia di Citizen Kane.
Angela Fodale - 17 Febbraio 2003

Una annotazione doverosa infine, per le suggestive luci di Pietro Sperduti che avvolgono in una atmosfera onirica la scenografia fatta di enormi specchi da Paolo Tommasi.
Robgiach - 24 Marzo 2003


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